Entra Registrati

Cura del Bonsai

Testo tratto da www.crespibonsai.com

Annaffiatura

Quando le radici lasciano il suolo per essere contenute nello spazio limitato di un vaso diventa completa responsabilità di chi accudisce il bonsai provvedere al rifornimento di acqua, in misura tale da consentire un’ottimale ed ininterrotta attività di assorbimento da parte dell’apparato radicale. In questo modo possono arrivare alle foglie tutti gli ingredienti necessari allo svolgimento della fotosintesi e di tutti gli altri processi metabolici che avvengono nelle foglie nel corso delle ore di luce della giornata. Tuttavia non bisogna trascurare la necessaria presenza di ossigeno nella terra per la respirazione delle radici, processo che trasforma gli zuccheri prodotti dalle foglie in energia spendibile per la crescita e per tutte le altre funzioni vitali delle radici.

Ogni amatore attento è ben consapevole della difficoltà di annaffiare nella maniera appropriata secondo le esigenze delle singole piante (specie, età, grado di formazione della ramificazione e di sviluppo delle radici, condizioni di salute, stato della terra, tipologia di vaso), rispetto alle caratteristiche ambientali del luogo in cui si trovano (altitudine, latitudine, esposizione), in considerazione delle condizioni meteorologiche non soltanto stagionali, ma anche quotidiane.

I bonsai si possono anche bagnare per immersione: il vaso viene immerso in un recipiente pieno d'acqua, in modo che l’acqua oltrepassi leggermente il bordo del vaso. Questo sistema è particolarmente consigliabile per bonsai in attesa di trapianto, con terra compatta o satura di radici. In questi casi l'acqua penetra lentamente e con difficoltà, pertanto conviene immergerli e aspettare che l'acqua sia assorbita fino al cuore del ceppo (quando le bolle d'aria smettono di venire a galla).

Il nebulizzatore, che non va considerato uno strumento base per l’annaffiatura, ma complementare a quelli sopra descritti, serve per rinfrescare e ripulire dalla polvere l’apparato fogliare.
Durante l’inverno, a causa dell’ambiente secco presente nelle abitazioni, la nebulizzazione è una pratica quotidiana consigliata per la salute dei bonsai da interno.

 Quando annaffiare

Il metodo migliore per sapere se una pianta ha bisogno o meno d’acqua è quello di appoggiare la mano sulla superficie del terreno: quando è asciutta si bagna.
Le annaffiature vanno regolate secondo la stagione: in inverno, durante la fase di riposo della pianta, saranno meno frequenti, mentre saranno più frequenti in primavera-estate e fino all'autunno.
In inverno conviene bagnare i bonsai da esterno nelle ore più calde della mattinata (facendo scolare l’eccesso), in modo che l’acqua possa essere utilizzata dalla pianta prima di eventuali gelate notturne.
Durante i periodi caldi è consigliabile annaffiare di prima mattina, in modo che l'albero abbia piena disponibilità di acqua quando l'intensa attività di fotosintesi ne richiede maggiore consumo e quando la traspirazione è più elevata.
L'annaffiatura serale è sempre da evitare, poiché durante la notte l'albero non svolge la fotosintesi e l'acqua non assorbita dalle radici ristagna nel vaso, creando altresì un ambiente favorevole allo sviluppo dei funghi.
Nel tardo pomeriggio delle calde giornate estive gli alberi apprezzano particolarmente una doccia sulla chioma (hamizu), che toglie la polvere e le impurità che si depositano sulle foglie e ripristina l'umidità sufficiente per giungere fino all'annaffiatura vera e propria della mattina successiva.

 Quanta acqua fornire

Considerando che lo strato superficiale e quello più profondo della terra nel vaso asciugano con tempi ragionevolmente diversi, i maestri giapponesi hanno elaborato un sistema di annaffiatura che tiene conto di questa differenza, l’annaffiatura in tre passaggi. In linea di principio il primo passaggio ripristina l’umidità nello strato superficiale, il secondo passaggio agisce anche sullo strato intermedio, mentre con il terzo si ottiene un risultato comparabile all’annaffiatura per immersione, con l’acqua che fuoriesce dai fori di drenaggio. Quando si opta per i tre passaggi, quindi, è bene inclinare il vaso per forzare il drenaggio dell’acqua in eccesso (come nel caso dell’immersione) che si accumula sul fondo del vaso, in modo che anche lo strato più profondo del vaso possa presentare condizioni di presenza di umidità ed ossigeno ottimali perché l’intero spazio all’interno del vaso possa essere efficacemente utilizzato dalle radici per l’assorbimento e la crescita.
Se si applica il sistema per immersione (alberi con terra compatta e satura di radici) si lascia l’albero nel recipiente d’acqua fino a quando le bolle d'aria smettono di venire a galla, forzando poi il drenaggio dell’acqua in eccesso. Conviene sottolineare che forzare il drenaggio inclinando il vaso è particolarmente importante in caso di vasi che drenano con difficoltà (per esempio quelli con fori di drenaggio piccoli), quando la terra compatta e satura di radici è bagnata per immersione, se la specie soffre i ristagni d'acqua o le radici non sono pienamente funzionali ed infine quando si bagna in inverno.

 Che tipo di acqua utilizzare

In generale è possibile affermare che l’annaffiatura con acqua simile all’acqua piovana permette di reidratare il terreno senza modificarne la composizione chimica.
Un’acqua troppo dura può modificare il grado di acidità del terreno e produrre depositi calcarei. Una soluzione al problema dell’acqua dura è quella di utilizzare il Decalcificante Bonsan nelle dosi consigliate.
È preferibile, inoltre, annaffiare con acqua a temperatura ambiente per evitare shock termici all’apparato radicale.

 Eccesso e mancanza d’acqua

Se la siccità può danneggiare un albero, l’eccesso d’acqua può essere altrettanto dannoso; quando la terra è inzuppata l'attività delle radici si arresta, fino alla morte per asfissia, per mancanza d’ossigeno. Quando le radici sono inattive l'acqua continua ad evaporare dalle foglie, ma non essendo ripristinata con l'acqua assorbita dalle radici finisce per lasciare i tessuti disidratati, sebbene il terreno appaia ancora inzuppato.
Allo stesso modo, se nel terreno manca completamente umidità anche per un breve periodo di tempo, i peli radicali si seccano: la pianta muore, anche in questo caso per disidratazione.
In alcuni casi, in funzione del tempo per il quale si protrae la siccità o la mancanza di ossigeno, questa situazione è reversibile. Ma come è necessario procedere?
Se la terra è asciutta si bagna abbondantemente a doccia, in modo da ripristinare l'umidità nella terra e rinfrescare la chioma disidratata; quindi si elimina l'acqua in eccesso inclinando il vaso e si colloca l'albero in posizione fresca e riparata dal vento, nebulizzando frequentemente la chioma per favorire il recupero; per l'annaffiatura vera e propria della terra si aspetterà invece che lo strato superficiale appaia nuovamente asciutto, segno del recupero dell'attività di assorbimento da parte delle radici.
Se la terra è bagnata si pone un cuneo di legno sotto il vaso in modo da forzare il drenaggio, si nebulizza frequentemente la chioma per favorirne il recupero e si attende che la terra asciughi prima di procedere nuovamente all'annaffiatura della terra.
Gradualmente, con il recupero delle radici, la terra si asciugherà in tempi più brevi, fino a tornare alla normalità; l'albero potrà allora essere collocato nella sua normale posizione.
A volte anche circostanze legate al clima possono disidratare l’albero: ad esempio una giornata estiva di vento caldo e asciutto.
È bene sapere che la temperatura ottimale per l’assorbimento dell’acqua da parte delle radici si aggira intorno ai 20°C fino al massimo ai 30°C: oltre tale valore le radici non sono più in grado di assorbire l’acqua.
Il vento caldo e asciutto causa una maggiore perdita di umidità dalle foglie che però non può essere sufficientemente rifornita dalle radici, la cui attività è rallentata dall'elevata temperatura ambientale.
Annaffiare a fondo in queste condizioni può solo peggiorare la situazione. La soluzione migliore è quella di collocare l’albero in posizione fresca, umida e ben riparata dal vento, nebulizzando frequentemente la chioma e ripristinando l'umidità della terra. In questo modo si ridurrà la traspirazione e si abbasserà la temperatura all’interno del vaso.
Un ultimo accorgimento: durante i lunghi periodi piovosi è bene inclinare il vaso utilizzando un cuneo di legno, in modo da forzare il drenaggio evitando il ristagno dell'acqua.

 Cosa fare con un albero disidratato

1) Collocare in posizione fresca e riparata dal vento.
2) Nebulizzare la chioma.
3) Bagnare la terra per immersione.
4) Togliere tutta l'acqua in eccesso inclinando il vaso.
5) Annaffiare nuovamente la terra solo quando asciutta in superficie.
6) Non provocare ulteriore stress (non trapiantare, non concimare, non defogliare ecc.).

 Eccezioni alle regole

Alcune specie, come Salice, Glicine e Taxodium, richiedono molta acqua durante il periodo estivo: è bene collocare i vasi sopra un vassoio contenente ghiaia e acqua, evitando tuttavia il contatto diretto tra acqua e radici.
I bonsai shohin, a causa dei loro piccoli vasi, si asciugano molto rapidamente in estate: è consigliabile collocarli in posizione fresca, su di un vassoio contenente ghiaia e acqua, in modo che i vasetti rimangano interrati per circa metà della loro altezza nella ghiaia stessa.
Se il bonsai è fiorito, si eviti di bagnare dall'alto e di nebulizzare la chioma, poiché si provocherebbe una rapida caduta dei fiori.

 I segreti del maestro

Controllare quotidianamente l’umidità della terra.
Lasciare asciugare la terra tra un'annaffiatura e l’altra e quindi bagnare solo nel momento in cui la superficie risulta asciutta al tatto.
Evitare di utilizzare acqua troppo calcarea, aggiungendovi del decalcificante o facendola depositare prima dell'uso.
Usare acqua a temperatura ambiente.
Evitare di annaffiare alla sera.
Ricordare che l'eccesso d'acqua è dannoso quanto la mancanza d'acqua ed i sintomi sono similari.
Bagnare per immersione i vasi con terra molto compatta o satura di radici, altrimenti l'acqua non arriva a penetrare fino al cuore del ceppo; quindi forzare il drenaggio dell’acqua in eccesso.
Forzare il drenaggio in caso di piogge prolungate.
In inverno bagnare nelle ore più calde della giornata forzando il drenaggio dell’acqua in eccesso.

Collocazione

Gli elementi da tenere in considerazione prima di decidere la collocazione di un bonsai sono fondamentali per il mantenimento.Il luogo prescelto deve permettere al bonsai di crescere sano e robusto, tenendo conto del sole, del livello di umidità e delle condizioni climatiche generali. La maggior parte dei bonsai ama vivere all’aria aperta e soltanto in occasione di un'esposizione possono essere trasferiti all’interno per uno o due giorni. Bisogna sicuramente fare una distinzione tra bonsai tropicali, che normalmente vengono chiamati da interno, e non tropicali riconosciuti invece come bonsai da esterno.

 Bonsai da interno

I cosiddetti bonsai “da interno”, sono piante originarie di regioni tropicali o subtropicali, che non possono sopportare le rigide temperature dei nostri inverni. Ficus (retusa, formosanum ecc.), Sagerethia, Serissa, Carmona, Buxus sono alcune delle più note.
Partendo dal presupposto che gli elementi fondamentali per la vita di tutte le piante sono la luce, l’aria e l’acqua che consentono loro di svolgere la funzione clorofilliana producendosi il nutrimento necessario per realizzare tutte le funzioni vitali, dalla crescita alla produzione di tutte le sostanze utili ai loro meccanismi interni, è importante che anche queste specie possano disporne in modo adeguato. Ciò significa che per il periodo dell’anno durante il quale le temperature esterne rimangono al di sopra dei 10-12°C anche queste specie “da interno” dovranno godere delle condizioni di luce e temperatura naturali (scegliendo una collocazione soleggiata, semi-soleggiata od ombreggiata secondo le esigenze della singola specie), in modo da poter sviluppare crescite sane e accumulare risorse per l’inverno.
Quando poi la temperatura comincia a scendere sotto i 10-12°C sarà indispensabile provvedere ad una situazione climatica più vicina a quella dei rispettivi paesi d’origine, sebbene artificiale. A meno che non si disponga di un’apposita serra riscaldata, nella quale sia possibile regolare la temperatura e l’umidità secondo le esigenze specifiche, bisognerà portare i bonsai di queste specie all’interno dell’abitazione, scegliendo una posizione ben luminosa (a meno di un metro dalla finestra), provvedendo a frequenti nebulizzazioni (dal basso verso l’alto per non bagnare eccessivamente la terra) ed annaffiando secondo la necessità della pianta (solo quando la superficie della terra sia ben asciutta). Se l’ambiente è molto secco a causa del riscaldamento, un buon accorgimento è quello di collocare il vaso sopra un vassoio contenente ghiaia ed acqua, che garantisca al bonsai una sufficiente umidità ambientale. Si abbia cura, in questo caso, di evitare il contatto diretto delle radici nel vaso con l’acqua del vassoio per evitare problemi di marcescenza.

 Bonsai da esterno

La collocazione ideale per i bonsai da esterno come Aceri, Meli, Pini, Ginepri ecc., è una posizione ben ventilata e soleggiata. Nel caso del bonsai, oltre ad una buona coltivazione con annaffiature e concimazioni appropriate, l’esposizione al sole favorisce infatti la crescita compatta. Pertanto, fatta eccezione per le specie che prediligono specificamente posizioni ombreggiate, tutte le altre è bene che possano godere di una sufficiente esposizione al sole.
Nei periodi di più intensa calura si potranno usare accorgimenti utili soprattutto a mantenere fresche le radici, la cui attività rallenta notevolmente oltre i 30°C. Per le specie che soffrono il caldo intenso (come latifoglie a fogliame delicato) si può trovare una collocazione che le esponga solo al sole del mattino o predisporre un ombreggiante; per le conifere la copertura dei vasi per mantenere fresche le radici è un buon metodo per consentire alle radici di svolgere adeguatamente le loro funzioni (per esempio un telo bianco bagnato).
In inverno sia le caducifoglie, sia i sempreverdi richiedono una protezione, che varia a secondo delle condizioni climatiche locali. In linea generale si riparano in serra fredda le caducifoglie di climi temperati e le conifere più vecchie e delicate, dopo le prime gelate necessarie all’orientamento stagionale; sotto una tettoia in particolare le conifere che dipendono dalla micorriza (fungo che esercita un'azione benefica per la pianta, localizzato nelle radici) per una buona funzionalità dell’apparato radicale (la micorriza muore in presenza di eccessiva umidità nel terreno).
Si ricordi che è bene evitare gelate e vento freddo a tutte le piante che hanno sofferto nella stagione di crescita per attacchi di parassiti e malattie, come pure a tutti gli alberi trapiantati o avvolti di recente.
Nel bonsai le radici sono la parte più esposta: mentre sono ben isolate nel terreno nel caso degli alberi in natura, nel vaso risentono direttamente del caldo come del freddo più intensi. I vasi di tutti i bonsai devono pertanto essere protetti in caso le temperature scendano al di sotto dei -4°C.

 I segreti del maestro

Conoscere le caratteristiche della specie e del suo ambiente originario di crescita in natura aiuta nella scelta della collocazione più adatta ad un buon sviluppo dell’albero come bonsai.
È bene ricordare che in mancanza di luce le piante sviluppano crescite deboli e delicate, con foglie più grosse e internodi più lunghi, che le rendono più soggette ad attacchi di parassiti o funghi.
Quando la terra è costantemente bagnata manca l’aria necessaria alle radici per bruciare gli zuccheri prodotti dalle foglie, utilizzandoli per la crescita, per la funzione di assorbimento e per tutte le funzioni vitali ad esse associate.
Quando si coltivano bonsai o comunque piante in vaso bisogna essere consapevoli che una pianta il cui metabolismo è mantenuto alto da cure di coltivazione adeguate è una pianta forte, vigorosa e in grado di difendersi da eventuali attacchi di parassiti presenti nell’ambiente, mentre una pianta debole e sotto stress è incapace di difendersi, diventando così facile preda degli agenti patogeni presenti nell’ambiente.

Concimazione

Gli alberi in natura hanno libero accesso alle sostanze di cui abbisognano per svolgere tutte le loro funzioni fisiologiche, grazie al continuo riciclo delle sostanze organiche. Foglie cadute, rami secchi, animali morti si decompongono nel terreno, arricchendo il primo strato del suolo di sostanze utili per la salute e la crescita delle piante.
Il bonsai, vivendo in un vaso, è privato del suo libero accesso alle sostanze nutritive e la quantità limitata di terra nella quale si sviluppa richiede un regolare rifornimento di nutrimenti, perché l’albero possa disporre costantemente degli elementi che ha bisogno.
Trattando la concimazione è importante sottolineare che il concime non rappresenta il nutrimento delle piante. Queste producono il proprio nutrimento, o fonte di energia, attraverso la fotosintesi, utilizzando l’acqua e l’aria come ingredienti e la luce del sole come energia, necessaria alla realizzazione della trasformazione. Il ruolo del concime è quello di fornire le sostanze e gli elementi che servono alle piante per svolgere le loro attività vitali, dalla fotosintesi alla produzione delle tossine per difendersi dagli attacchi di parassiti e predatori, al profumo dei fiori per attirare gli insetti utili all’impollinazione.
Oltre all’idrogeno (H), al carbonio (C) ed all’ossigeno (O), assorbiti direttamente attraverso le radici dall’acqua e dall’aria, le piante richiedono in quantità elevata azoto (N), potassio (K) e fosforo (P), assorbiti dalla terra attraverso le radici, e una serie di elementi, quali il calcio (Ca), il magnesio (Mg) ecc., necessari solo in piccole quantità, normalmente già presenti nella terra e assorbiti anch’essi attraverso le radici. 

Macroelementi: azoto, fosforo e potassio

La maggior parte delle sostanze nutritive sono presenti nel terreno, tuttavia vi sono tre elementi che, essendo richiesti dalla pianta in quantità notevole tendono ad esaurirsi rapidamente: azoto, fosforo e potassio. Lo scopo primario della concimazione è quello di apportare questi elementi nelle giuste proporzioni all’epoca e con le modalità ideali, al fine di garantire il miglior sviluppo del bonsai.
Di solito i concimi commerciali riportano sulla confezione tre dati indicanti le percentuali di azoto, fosforo e potassio contenuti nel concime. I tre dati appaiono sempre nello stesso ordine riferendosi, il primo all’azoto (N), il secondo al fosforo (P) e il terzo al potassio (K).
L’azoto è il più importante ed è anche quello che tende ad esaurirsi più facilmente. Viene utilizzato dalle piante per produrre le proteine che ne formano le pareti cellulari. L’azoto agisce per l’allungamento dei fusti e la produzione di foglie. Un eccesso di azoto può produrre alberi alti, ma deboli, senza consistenza o resistenza alle malattie. Troppo azoto può addirittura uccidere un albero. Nei formulati comunemente in commercio si trova sotto forma nitrica, ammoniacale, organica. Le prime due formulazioni sono a rapido effetto ma, proprio per questa ragione, è più facile esagerarne la dose intossicando la pianta. L'azoto distribuito sotto forma organica ha un effetto molto più lento e duraturo nel tempo.
La mancanza di azoto disponibile per la pianta si manifesta con foglie gialle (clorosi) e crescita rallentata. L'eccesso è caratterizzato da un forte arrossamento degli apici, zone secche sulle punte delle foglie ed eccessivo gonfiore delle gemme. L'azoto facilita l'assorbimento del fosforo, ma può reprimere quello del potassio; inoltre a partire dalla stagione più calda (inizi di luglio) il suo assorbimento è minimo.
Il fosforo è presente nella terra sotto forma di fosfati solubili in acqua e viene utilizzato per favorire la produzione di fiori e frutti. Un eccesso di fosforo può annullare gli altri elementi: se combinati con quest’ultimo possono risultare insolubili.
Il potassio ha la capacità di ritardare la crescita rapida causata dall’azoto, indurisce il legno, favorisce la produzione di radici e sembra possa aiutare l’albero a superare attacchi di insetti e malattie. Ha la capacità di trattenere più a lungo l'umidità nei tessuti in caso di necessità, riesce tra l’altro a regolare la colorazione delle foglie per un miglior sfruttamento dell'energia luminosa.
Il rapporto in cui si trovano tra di loro questi elementi è espresso nella formula N-P-K ad esempio: N=16% P=8% K=8%: NPK = 2-1-1. In questo caso il concime sarà in prevalenza azotato.

Microelementi e sostanza organica

Oltre ai macroelementi, azoto, fosforo e potassio, vi sono altre sostanze, dette microelementi, che ne facilitano l'azione o ne completano gli effetti.
I più importanti e degni di nota sono il magnesio (Mg), il ferro (Fe) e il calcio (Ca).
Il magnesio è un importante componente della clorofilla e facilita l'assorbimento del fosforo; la sua carenza provoca un arresto nella crescita della pianta.
Il ferro deve essere sempre disponibile in forma facilmente assorbibile per evitare l’apparire della comune clorosi ferrica che si manifesta con un forte ed improvviso ingiallimento della pianta.
Il calcio serve per lo sviluppo dei tessuti, il trasporto delle sostanze nutritive all'interno della pianta e la mobilitazione delle sostanze di riserva. È generalmente presente nell'acqua di annaffiatura e nel terreno in quantità sufficiente.
L'apporto di sostanza organica migliora notevolmente la struttura del terreno rendendolo più costante nei confronti della permeabilità all'acqua e della quantità d'aria in esso contenuto. Garantisce tra l’altro una buona attività microbica, indispensabile per la trasformazione di tutte le sostanze presenti nel terreno in prodotti utili alle piante. Si somministra mediante particolari concimi a base di colza, pula di riso, farina di soia o di pesce.

Concimi organici ed inorganici

I concimi disponibili in commercio sono sostanzialmente di tipo organico o chimico. Somministrando i concimi chimici si forniscono le sostanze necessarie alle piante in forma direttamente assorbibile dalle radici; per questo sono subito efficaci, ma vanno usati con molta cautela, poiché in dosi eccessive possono bruciare l’apparato radicale. I concimi organici sono invece costituiti da materie organiche, di origine vegetale e animale, che richiedono un processo di decomposizione svolto dai microrganismi presenti nella terra (funghi e batteri) per rendere le sostanze fornite assorbibili dalle radici; per questo sono concimi sicuri, leggeri, a lenta cessione, che hanno il vantaggio di nutrire i microrganismi del terreno mantenendo alto il livello qualitativo della terra. I concimi organici sono considerati i più adatti ad un uso regolare con i bonsai.
Hanagokoro e aburakasu sono concimi solidi organici, di provenienza giapponese, il primo adatto ai bonsai da esterno, il secondo a quelli da interno, contenenti particolari enzimi attivatori della fauna batterica. Sono caratterizzati da componenti organici di origine animale e vegetale che rendono ancora più completo ed equilibrato questo tipo di concime. Infatti oltre alle componenti minerali, comuni a molti altri concimi, vi sono in questi composti oligoelementi, sostanze umiche, fibra e colloidi organici, tutti elementi fondamentali per migliorare le caratteristiche fisiche e nutrizionali del terreno, che consentono alla pianta di avere a disposizione ciò che le necessita.
Esistono concimi organici anche in forma liquida. Ad esempio quello della linea Bonsan è caratterizzato da una formula ricca di oligoelementi e aminoacidi, che danno a questo prodotto un altissimo potenziale rigenerante. È noto infatti che gli aminoacidi siano in grado di favorire l’attività enzimatica, di rinvigorire la vegetazione, di migliorare l’attività microbica e di aumentare le capacità di umificazione del terreno.
La componente organica ha il compito di favorire l’assorbimento dei sali minerali e di migliorare la struttura del terreno, apportando elementi indispensabili al binomio pianta-terreno. I sali minerali completano la composizione di questo prodotto, che è caratterizzato da un alto valore nutrizionale.

Utilizzo dei concimi

Il sistema più comune per concimare con un prodotto organico solido è quello di collocare i granuli o le pastiglie direttamente sul substrato, utilizzando 6-8 pastiglie per contenitori di 15 cm di diametro, aumentando o diminuendo le dosi secondo le dimensioni del vaso. Dal momento che richiedono un processo di decomposizione svolto dai microrganismi presenti nella terra (funghi e batteri) per rendere le sostanze fornite assorbibili dalle radici, il loro effetto inizia circa 7-10 giorni dopo la collocazione sulla terra e si protrae per 3-4 settimane, secondo la frequenza delle annaffiature. Le pastiglie vanno asportate una volta esaurito l’effetto (20-25 giorni) e, quando necessario, sostituite da nuove pastiglie collocate in posizione diversa rispetto alle precedenti.
Il concime organico in forma liquida, invece, va somministrato generalmente ogni 10-15 giorni durante il periodo vegetativo. Il concime va sempre diluito in acqua e distribuito sul terreno lievemente umido.
I concimi inorganici vanno generalmente diluiti in acqua. Contengono sostanze nutritive in forma subito assorbibile dalle radici, quindi sono immediatamente efficaci, tuttavia è necessario somministrarli con estrema attenzione (osservando scrupolosamente il dosaggio e la diluizione suggeriti). I microrganismi nella terra non entrano a far parte del processo, pertanto non vi è alcun beneficio indiretto sulla qualità della terra. Inoltre utilizzando questi prodotti è più facile che i nutrimenti vengano dilavati da un lungo periodo di pioggia, o da un’eccessiva irrigazione; un errato dosaggio può addirittura provocare la morte di un albero o danneggiarlo irrimediabilmente, pertanto se ne consiglia l’uso solo in casi di gravi carenze nutrizionali.

Quando concimare

Il momento ideale per concimare i bonsai è quando le foglie sono pienamente funzionali e le attività vitali sono al massimo livello. La maggior parte delle specie trae beneficio dalla concimazione in primavera-inizio estate (tipicamente nei mesi di aprile, maggio e giugno), appunto quando le foglie sono pienamente funzionali, e quando gli alberi producono ed immagazzinano adeguate risorse per la crescita della primavera successiva (da fine agosto fino all’autunno).
Alcune specie che continuano a vegetare per tutta l'estate (come i Ginepri) devono essere concimate continuamente.
Durante il periodo più caldo dell'estate ed in inverno, considerato che l'attività dell'albero si riduce sostanzialmente, non occorre concimare.
Le specie da interno, posizionate all’interno dell’abitazione nei mesi invernali, possono essere concimate regolarmente se in buona salute ed in continua crescita.

Quanto concimare

Quanto concimare dipende dalla specie, dall’età dell’albero e dal suo vigore. La quantità di crescita può rappresentare un fattore di riferimento, pertanto un giovane Olmo che germoglia più volte nella stessa stagione vegetativa sarà da concimare maggiormente rispetto ad un vecchio Pino che vegeta una sola volta nel corso della stagione di crescita.
In linea di massima gli alberi giovani e vigorosi, in fase iniziale di sviluppo come bonsai, devono essere concimati maggiormente rispetto ad alberi maturi sui quali si mira ad ottenere vegetazione minuta con internodi corti.
Le specie che producono una significativa fioritura e fruttificazione (bonsai da fiore e frutto) richiedono una maggiore concimazione, rispetto ad altre specie.
È bene sottolineare che gli alberi concimati eccessivamente sono più facilmente soggetti ad attacchi di parassiti e malattie rispetto a quelli concimati correttamente.
Oltre alle concimazioni durante la stagione vegetativa non bisogna trascurare la concimazione autunnale, che prepara l’albero ad una buona ripresa vegetativa nella primavera successiva.

I segreti del maestro

Le sostanze fornite con la concimazione sono assorbite dalle radici; se l’apparato radicale non funziona propriamente (per esempio, subito dopo il trapianto o a causa di uno stress dovuto a colpo di secco o ad annaffiature troppo frequenti) non conviene concimare.
Gli alberi concimati eccessivamente sono più soggetti ad attacchi di parassiti e malattie, rispetto a quelli concimati correttamente.
Il concime liquido viene dilavato dalle annaffiature, quindi va somministrato con maggiore frequenza rispetto al concime solido.
Le specie da fiore amano abbondanti concimazioni durante la stagione di crescita, ma è bene escludere il periodo di differenziazione delle gemme da fiore (oltre al periodo di fioritura).
Per favorire la fioritura e la fruttificazione è consigliabile adottare un concime ricco di fosforo e potassio.
La concimazione va effettuata nei periodi di maggior sviluppo della pianta (primavera-estate), evitando tuttavia i mesi più caldi di luglio e agosto; durante l’inverno i bonsai da esterno non devono essere concimati, mentre quelli da interno vanno fertilizzati moderatamente.
La concimazione autunnale è fondamentale per l’indurimento del legno e per preparare l’albero alla germogliazione primaverile.
Prima della defogliazione o di una potatura drastica bisogna concimare abbondantemente.

Trapianto

Tra le cure che un bonsai richiede, il trapianto occupa una posizione di grande importanza, sia per la salute dell’albero, che dipende in larga misura da una buona funzionalità dell’apparato radicale, sia da un punto di vista estetico, poiché è grazie alla potatura di radici che l’albero può gradualmente adattarsi ad un vaso di piccole dimensioni che ne valorizzi l’impressione di maturità e maestosità, come pure l’appartenenza ad un peculiare ambiente naturale.
La frequenza del trapianto, così come la scelta della terra e della sua granulometria, dipendono dalla specie e dalle sue caratteristiche; a questo proposito si rimanda alla voce “Rinvaso” di ciascuna delle essenze presentate nella sezione "Schede di cura".

Perché è necessario

Esistono molte ragioni per le quali è importante trapiantare un bonsai, ragioni che dipendono dalla sua stessa definizione: albero in vaso. Se si lascia crescere un albero per troppo tempo nello stesso vaso senza toccarlo, in pochi anni le radici saranno cresciute tanto da riempire totalmente il contenitore, impedendo il passaggio di acqua ed aria. Senza questi elementi le radici non possono né respirare, né assorbire le sostanze nutritive di cui necessitano e questo causa l’inevitabile morte della pianta. Prima di arrivare a questa irrimediabile fase, è possibile che si verifichi un marciume radicale, provocato dalla mancanza di ossigeno nel substrato. Inoltre, le radici invecchiando si ingrosseranno tanto che il contenitore non sarà più l’ambiente adeguato per lo sviluppo della pianta, mentre i grani del substrato si ridurranno di spessore fino a diventare polvere: questo significa che il substrato perde la sua capacità di trattenere acqua, aria e nutrimento. Il trapianto e la potatura dell’apparato radicale hanno proprio la funzione di rinnovare la terra e ringiovanire le radici.
Oltre ai motivi legati alla coltivazione il trapianto, e più precisamente la potatura di radici, ha un’importante funzione estetica: migliorare l’aspetto della base del tronco (nebari), che è indice di maturità e maestosità dell’albero

Rapporto fra rami e radici

Poiché le radici vivono sotto terra, l’unica occasione per verificare direttamente il loro stato di salute è il trapianto. Tuttavia è possibile dedurne lo sviluppo osservando la chioma dell’albero, poiché radici e chioma sono strettamente correlati, tanto da poter affermare che la chioma è lo specchio delle radici. Se la chioma è poco ramificata, il ceppo sarà costituito da poche radici grosse; se al contrario è molto ramificata le radici saranno abbondanti e sottili.
Quando la crescita della parte aerea è stentata ed i rami cominciano a perdere i germogli interni è segno che lo sviluppo delle radici è rallentato da condizioni sfavorevoli nella terra (terra compatta, drenaggio scarso). È tempo di trapiantare!

Epoca adatta al trapianto

Il periodo migliore per trapiantare le caducifoglie è quando le gemme iniziano a gonfiarsi, generalmente all’inizio della primavera; per le conifere e le specie sempreverdi (sia da interno che da esterno) la primavera inoltrata.
Per le specie della famiglia delle Rosaceae è spesso consigliato il trapianto a fine estate, momento in cui si limita la propagazione della batteriosi (cancro delle radici), cui alcune specie sono particolarmente soggette (per esempio il Chaenomeles japonica).
È sconsigliabile trapiantare nel corso della stagione vegetativa, poiché si disturba lo sviluppo dei germogli; altrettanto sconsigliabile è il trapianto in tardo autunno, poiché il freddo che può seguire all’intervento non consentirebbe la stabilizzazione dell’apparato radicale prima dei rigori dell’inverno.
Se fosse necessario operare fuori dai periodi adeguati è importante intervenire con attenzione e cautela, per non causare interruzioni nella funzionalità dell’apparato radicale. Alberi trapiantati di recente saranno da proteggere in inverno in serra fredda.
Va ricordato inoltre che, rinvasando i bonsai da fiore prima della fioritura, si rischia di compromettere la fioritura dell’anno in corso.

Frequenza dei trapianti

La frequenza dei trapianti dipende molto dalla specie e dal vigore di crescita individuale.
In linea generale, le radici delle specie a fogliame denso crescono più rapidamente rispetto a quelle di specie a fogliame rado. Le caducifoglie di solito richiedono trapianti più frequenti rispetto alle conifere e così pure gli esemplari giovani rispetto a quelli più maturi. Le radici di un albero sano saturano il vaso molto più rapidamente di quelle di un albero stentato.
Orientativamente la frequenza di rinvaso per bonsai in buone condizioni di salute è la seguente: ogni 1-2 anni le giovani caducifoglie ed i bonsai da fiore; ogni 2-3 anni le giovani conifere; ogni 3-4 anni i bonsai maturi di caducifoglia; ogni 4-5 anni i bonsai maturi di conifera.

Il primo trapianto

Quando si raccoglie una pianta in natura o si acquista in vivaio bisogna trasformare il suo ceppo, costituito da radici lunghe e grosse, in una massa abbondante di radici fini. Si può quindi affermare che la prima potatura di radici sia la più importante. Se durante il primo trapianto si taglia una grossa radice il più possibile vicino alla base del tronco dal taglio si svilupperanno abbondanti radici fini. Si ricordi che le radici grosse tendono a continuare ad allungarsi, consumano grosse quantità di sostanze per lo sviluppo dei tessuti, consumano spazio nel vaso e sono poco funzionali. Con la graduale eliminazione delle grosse radici si stimola la formazione di radici sottili, più funzionali. Poiché quando si raccoglie un albero bisogna potarlo, si approfitta del fatto che avrà bisogno di meno acqua dopo la potatura, tagliando le radici grosse e preservando quelle fini. È sempre buona regola rispettare un’adeguata proporzione fra rami e radici: un ceppo equilibrato faciliterà la crescita di una bella chioma.

Procedura: lo strato superficiale

Togliere lo strato superficiale di terra serve a controllare e migliorare le condizioni di salute delle radici in superficie. Occorre innanzitutto ripulire il tronco ed il nebari dal muschio e da eventuali tracce di calcare, in modo che la corteccia esposta all'aria possa assumere l'aspetto maturo della corteccia sul tronco. Per questa operazione si può usare lo spazzolino di plastica o, nei punti più difficili, il bastoncino di legno. Togliendo lo strato superficiale di terra si rimuovono i residui di concime, i detriti e le tracce di calcare che ostacolano il drenaggio. È consigliabile usare il bastoncino in posizione orizzontale, facendo scivolare delicatamente la terra deteriorata dal tronco verso l'esterno; la delicatezza è cruciale per questo strato superficiale, dove normalmente si sviluppano abbondanti radici fini, estremamente fragili. Quando il bastoncino raggiunge la massa più compatta di radici non conviene insistere oltre, passando invece a districare la zona laterale del ceppo. In caso di alberi giovani o materiale da vivaio il lavoro sullo strato superficiale, combinato con l'eliminazione graduale di tutte le radici grosse e lunghe, che crescono verso il basso, stimolano lo sviluppo di radici sottili direttamente dalla base del tronco, favorendo la formazione di un buon nebari, vale a dire quell'effetto di allargamento del tronco alla base, che è segno distintivo di un albero maturo, vecchio e maestoso. Si abbia cura di proteggere lo strato superficiale della terra, soprattutto dopo il trapianto, con sfagno sminuzzato o muschio naturale, per mantenere l'umidità e favorire così lo sviluppo di radici superficiali.

Procedura: come districare il ceppo

Districare il ceppo di radici, portando le radici lunghe verso l’esterno, è molto importante: occorre agire con attenzione e non con forza. È assolutamente sbagliato tagliare le radici prima di averle districate! Dopo aver rimosso la terra dello strato superficiale, si districa la zona laterale ed infine quella inferiore del ceppo; con il bastoncino la terra cadrà facilmente, soprattutto se abbastanza asciutta. Non è consigliabile districare le radici con il rastrellino, a meno che siano talmente compatte da non riuscire con altri sistemi; nel caso fosse necessario si infilano i denti nella terra, tirando con delicatezza fino a quando le radici non saranno libere. Si eviti di tirare verso il basso cercando di aprire il ceppo: se i peli radicali rimangono esposti all'aria si seccano istantaneamente! Ad ogni trapianto è consigliabile conservare intatta una parte del ceppo per garantire la continuità di funzionalità delle radici. È molto importante seguire questi consigli, perché le radici si potrebbero danneggiare e purtroppo, non potendole vedere, ci si accorgerebbe del danno solo con la successiva sofferenza della pianta.

Procedura: potatura delle radici

Le radici districate vanno potate usando forbici ben affilate: interamente, dalla base, le radici in marcescenza o morte (vecchie); il più possibile i fittoni, mantenendo, tuttavia, un sufficiente volume di radici attive per evitare di mettere in pericolo la vita dell'albero. Allo scopo di ottenere una rapida ricrescita delle nuove radici è consigliabile potare i fittoni dalla base con il taglio rivolto verso il basso.
Quanto togliere della terra vecchia e potare le radici esattamente dipende dalla specie e dal vigore dell’albero. In linea generale, le latifoglie a crescita rapida tollerano una potatura di radici più aggressiva rispetto alle conifere, come pure gli alberi giovani rispetto a quelli maturi. Se le radici presentano una crescita stentata o sono sofferenti a causa di una malattia, è bene eliminare le parti infette e ciò che ha provocato l'indebolimento, potando solo leggermente le radici sane.
Dopo l’eliminazione delle radici grosse e lunghe si cimano tutte le radici rimaste esposte all’aria, tornando fino al ceppo protetto dalla terra, con l'obiettivo di favorire la ramificazione delle radici, lasciando uno spazio sufficiente tra le pareti interne del vaso e il nuovo ceppo radicale, che accolga la nuova crescita delle radici (circa 1-3 cm secondo le dimensioni del vaso).
Qualora occorra sostituire la terra vecchia nella zona centrale del ceppo è possibile praticare un’apertura a cuneo nel ceppo, scegliendo una zona carente di capillari o dove maggiormente si concentrano le radici più grosse (fittoni), districando le radici in questa zona fino alla base del tronco (questo è necessario soprattutto quando l’interno del ceppo è molto compatto). Nei trapianti successivi l’apertura a cuneo sarà praticata in zone diverse, fino alla graduale sostituzione di tutta la vecchia terra ed alla graduale eliminazione dei fittoni nella zona più interna del ceppo.

Procedura: posa in vaso

Una volta potate le radici, l’albero è pronto per la posa in vaso.
A tale scopo il contenitore sarà già stato preparato fissando la retina ai fori di drenaggio e predisponendo i fili per l’ancoraggio della pianta. Sul fondo sarà stato disposto un sottile strato di terra di coltivazione, con un’aggiunta a cunetta nel punto in cui dovrà essere collocato il ceppo. Bisogna prestare particolare attenzione alla posizione dell’albero nel vaso: la posizione ideale è sulla mezzeria longitudinale, leggermente spostato a destra o a sinistra, lasciando cioè uno spazio maggiore nella direzione del movimento (flusso) del tronco.
La pianta viene allora appoggiata sopra la cunetta, spingendo delicatamente il ceppo verso il basso con movimento rotatorio, perché non rimangano sacche d’aria sotto il ceppo. Controllata la posizione dell’albero dal fronte (l’albero mostra il preciso fronte scelto), dal lato (il tronco è verticale e posto sulla mezzeria longitudinale) e verificato che la base del tronco sia visibile appena sopra il bordo del vaso, si consolida la posizione versando terra intorno alle radici, quindi si stringono i fili di fissaggio sullo spigolo del ceppo, due estremità sul fronte e due sul lato posteriore.
Si completa il riempimento del vaso con la terra, avendo cura di far penetrare i grani in tutti gli spazi vuoti, utilizzando un bastoncino che va fatto roteare delicatamente nella terra o picchiettando energicamente sulle pareti del vaso.
Sullo strato di terra superficiale si dispone quindi dello sfagno sminuzzato o del muschio naturale, allo scopo di mantenere sufficiente umidità, favorendo lo sviluppo delle radici superficiali.
Terminata la posa in vaso, l’albero dovrà essere annaffiato, fino a quando l’acqua fuoriesce limpida dai fori di drenaggio.
Dopo il trapianto è consigliabile riparare l’albero dal vento, che è causa di disidratazione e, muovendo l'albero appena rinvasato, danneggia i nuovi peli radicali in formazione. Per almeno sei settimane si eviterà di concimarlo.

L’importanza del fissaggio dell’albero al vaso

Il fissaggio dell’albero al vaso è un passaggio essenziale del trapianto.
Quando un albero è stato trapiantato di recente il vento, un colpo involontario o un incidente possono strapparlo dal vaso, poiché le radici potate non sono in grado di sostenerlo. Inoltre le nuove e fragili radici sono facilmente danneggiate da qualsiasi movimento dell’albero nel vaso. Per questo non si può trascurare un saldo ed accurato fissaggio al vaso. Generalmente si utilizzano due fili di alluminio ramato di diametro 1,5 mm (2 mm per alberi dal tronco poderoso), passati attraverso i fori di drenaggio, che bloccano il ceppo sul fronte e sul lato posteriore, a sufficiente distanza dal tronco per non danneggiare il nebari e in modo che il filo rimanga poi sotto la terra. Le estremità si stringono sullo spigolo del ceppo. Si ricordi di tirare le estremità con le pinze prima di torcere il filo, in modo da non agire mai due volte sullo stesso punto, rischiando così la rottura, che obbligherebbe a ripetere l’intero lavoro.

Note sulla scelta del vaso

Esistono infinite forme di vasi per bonsai. Il motivo è semplice: ogni bonsai è unico, così come lo è un quadro per il quale esistono tante cornici diverse per materiale, colore, forma, misure. Per l’utilizzo con i bonsai bisogna per prima cosa osservarne il materiale. Se l’albero non deve rimanere a lungo nello stesso vaso quello di terra cotta è il migliore per la sua porosità, che consente l’eliminazione dell’acqua in eccesso. Quelli fabbricati in grès sono molto resistenti e quindi hanno una lunga durata. Tuttavia sono meno porosi, quindi i fori di drenaggio devono essere grossi e ben posizionati. In secondo luogo la scelta del vaso dipende dal volume di radici che ogni albero possiede in base alla specie ed alle dimensioni. Gli alberi da frutto e le specie che consumano acqua in abbondanza hanno normalmente bisogno di vasi più profondi. In terzo luogo bisogna scegliere la larghezza del vaso in proporzione alla dimensione dell’albero. La maggior parte degli alberi stanno bene in vasi che misurano circa 2/3 o 3/4 dell’altezza o della larghezza della pianta. La scelta della forma del vaso è abbastanza personale, anche se esistono forme specifiche per gli stili classici dei bonsai. È bene tener presente, comunque, che l’albero è l’elemento più importante e il vaso ne è un complemento, anche se fondamentale. Non si usano, quindi, vasi troppo colorati o con colori troppo brillanti, ma si preferiscono in tinta unita e opachi. Secondo le norme generali si scelgono vasi non smaltati per le conifere, le tonalità del blu e del verde per le caducifoglie e vasi bianchi, blu, rossastri per gli alberi da fiore e frutto. Vasi non smaltati o con colori pastello sono i più indicati per contenere alberi vecchi o con corteccia rugosa ed interessante, avendo cura che l’aspetto della corteccia armonizzi con il vaso.

Attrezzi ed accessori per il trapianto

Retina, filo e tronchesino per filo: la retina, il tronchesino ed il filo vengono impiegati per la preparazione del vaso.

Tavolo girevole: molto utile per lavorare i bonsai, poiché permette una rapida visione e un facile accesso a tutti i lati dell’albero.

Setaccio: dotato di una base in comune e di più fondi a maglie diverse, consente di ottenere terra di granulometria uniforme secondo le esigenze.

Convogliatori: disponibili in diverse misure, si impiegano per raccogliere e quindi versare la terra nel vaso. Possono essere dotati di una rete di vaglio su un lato per consentire l’eliminazione dei residui di polvere.

Paletta - pinzetta: utile in operazioni come svasare la pianta, ritoccare la superficie della terra, collocare il muschio ecc.; la pinzetta si utilizza, ad esempio, per togliere le erbacce dalla terra, togliere gli aghi dei Pini, pinzare i germogli ecc.

Rastrellino - pinzetta: serve a districare la zolla che si presenterà come un ammasso intricato di radici.

Rastrellino - paletta: serve a districare la zolla che si presenterà come un ammasso intricato di radici.

Bastoncino di bambù: serve per districare il ceppo e soprattutto per evitare la formazione di sacche d’aria fra le radici quando esse vengono ricoperte dalla nuova terra: si ruota delicatamente il bastoncino tra le radici per far penetrare uniformemente i grani di terra.

Paletta: si usa per livellare la superficie del terreno, dopo che il bonsai è stato trapiantato.

Scopina: si usa per togliere l’eccesso di terra dal vaso, prima di livellarla.

Spazzolino: serve per ripulire la corteccia alla base del tronco.

Il trapianto passo dopo passo

La pianta è stata preparata per il trapianto, ossia: potata, eventualmente avvolta con il filo e modellata.
Viene scelto il vaso più appropriato, selezione che si effettua in base alla specie, allo stile ed alla dimensione della pianta da trapiantare.
Vengono disposte sopra i fori di drenaggio le retine, fissandole con del filo e vengono collocati i fili che serviranno per ancorare la pianta al vaso.
Viene preparata e setacciata la terra adeguata e ne viene disteso un sottile strato sul fondo, predisponendo una cunetta nel punto in cui sarà posizionato il ceppo. In caso di vasi profondi o per alberi in stile cascata può essere utile prevedere uno strato di drenaggio di grossa granulometria.
La pianta viene tolta dal vaso con cautela, cercando di non danneggiare il ceppo.
Il ceppo radicale viene trattato nello strato superficiale (migliorando esteticamente il nebari), districato sui lati e sul fondo avendo cura di portare le radici lunghe verso l’esterno, senza perdere terra nel cuore del ceppo.
Vengono quindi potate le radici grosse e lunghe il più possibile vicino alla base del tronco; infine vengono cimate tutte le radici rimaste esposte all’aria, tornando fino al ceppo protetto dalla terra.
L’albero viene quindi posizionato nel vaso secondo il disegno previsto; il ceppo viene consolidato con l’aggiunta di terra e infine fissato, stringendo le estremità dei fili con le pinze.
Si completa il riempimento del vaso. Roteando un bastoncino nella terra o picchiettando energicamente sulle pareti del vaso si fanno penetrare i grani in modo uniforme in ogni spazio del vaso e tra le radici. Lo strato superficiale viene quindi livellato con la spatolina, inumidito e coperto con sfagno sminuzzato o muschio naturale a protezione delle radici superficiali.
Si procede alla prima annaffiatura abbondante, finché l’acqua fuoriesce limpida dai fori di drenaggio; quindi si forza il drenaggio per togliere l’acqua in eccesso (inclinando il vaso).
Infine si consolida lo strato di sfagno pressando con cura.
Il trapianto è terminato, non resta che collocare l’albero in posizione riparata dal vento fino al totale recupero di funzionalità delle radici, nebulizzando frequentemente la parte aerea e lasciando asciugare la terra prima di procedere ad una nuova annaffiatura.

Situazioni di stress per le radici

Come già detto, la chioma è lo specchio delle radici e il sintomo inequivocabile che il trapianto è necessario è lo stato di debolezza della pianta, manifestato dalle foglie e dalle gemme. Il primo allarme viene dall’annaffiatura: osservando attentamente l’albero al momento di bagnarlo si nota che l’acqua drena troppo velocemente senza arrivare al centro del ceppo; l’acqua ristagna in superficie tardando più del solito ad essere assorbita; l’acqua fuoriesce dal bordo del vaso senza bagnare il terreno; dopo l’annaffiatura, schiacciando tra due dita il terreno superficiale, rimane impastato. Se uno di questi sintomi dovesse verificarsi, il trapianto è necessario, poiché il substrato non è più adeguato.
Esistono altri indizi per cui si rende necessario il trapianto: il ceppo si alza oltre il bordo del vaso; anche annaffiando molto sembra che il terriccio rimanga sempre secco; il bonsai presenta chiari sintomi di marciume alle radici; perdita dei rametti interni e in alcuni casi di grossi rami primari.
Marciume radicale. Le cause di questo fenomeno sono: l’eccesso d'acqua o l’invecchiamento del terreno che impediscono la circolazione dell’ossigeno nel ceppo di radici. Può essere fatale per la pianta se non si rimedia in tempo.
Vaso colmo di radici. Le cause sono: troppo tempo senza rinvaso; rinvaso effettuato senza tagliare abbastanza radici; non aver cambiato la terra all’ultimo rinvaso. Si evidenzia quando: l’acqua non drena bene; il terreno non si asciuga o tarda ad assorbire l’acqua; si seccano rami e foglie.

I segreti del maestro

Il periodo migliore per il trapianto di latifoglie è quando le gemme cominciano a gonfiarsi, all’inizio della primavera.
Per le conifere (crescita lenta) si interviene con il trapianto a primavera inoltrata, quando la temperatura più mite favorisce il recupero della funzionalità delle radici.
Nella preparazione del contenitore sopra ad ogni foro di drenaggio deve essere posta una retina, fissata con filo di alluminio, per evitare che la terra fuoriesca e che penetrino nel vaso insetti indesiderati.
La pianta va sempre fissata saldamente al vaso.
Le radici vanno districate e potate con cura, evitando di lasciare i fragili peli radicali esposti all'aria, che ne provoca l'immediata disidratazione.
Dopo il rinvaso sarà necessario riparare la pianta dal vento, dannoso perché causa di disidratazione e perché muovendo la pianta appena rinvasata danneggia i nuovi peli radicali in formazione.
Non deve essere somministrato concime fino al completo recupero della funzionalità dell’apparato radicale (la terra asciuga ad intervalli regolari e i germogli riprendono a crescere). Iniziare con una concimazione blanda.