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Storia e Filosofia del Bonsai

Testi tratti da www.crespibonsai.com

Storia e filosofia

In Giappone bonsai, uomo, natura e Dio sono strettamente correlati. Questo modo di pensare si rifà alla filosofia zen in cui la spiritualità si esprime utilizzando mezzi estetici minimali. In tal senso l’intervento dell’uomo sul bonsai è da intendersi come il tentativo di catturare la forza della natura di alberi giganteschi per racchiuderla in piccole piante, mantenendone la bellezza naturale. Il bonsai per gli orientali è in sostanza esercizio spirituale, simbolo vivente dell’anima della persona che lo ha accudito. Per i neofiti, l’iter migliore per familiarizzare con questa filosofia è di iniziare proprio dal significato della parola bonsai, che tradotta significa albero coltivato in vaso. Non si conosce con esattezza quando esso sia stato riconosciuto come forma d’arte, tuttavia pare che inizialmente fosse coltivato in Cina con il nome di pun-sai. Non esiste neppure una documentazione precisa che permetta di ricostruire la storia del bonsai; vi sono, però, documenti tramandati sia dalla tradizione orale, sia da frammenti scritti e pittorici che risalgono a centinaia di anni fa. Una leggenda cinese del periodo Han (206 a.C. - 220 d.C.), per esempio, narra di un uomo dotato del potere di miniaturizzare paesaggi; in alcuni scritti è inoltre riportato che, durante la dinastia Tang (618-906 d.C.), Bambù e Pini venivano coltivati in vaso.

 Il bonsai approda in Giappone

Molto probabilmente il bonsai giunse in Giappone, attraverso la Cina, nel 1195 d.C.: riferimenti in proposito sono stati ritrovati in una pergamena dell’epoca.
Sicuramente un ruolo di rilievo nella diffusione del bonsai è stato svolto dai monaci buddisti, come conseguenza della loro filosofia di amore e rispetto per la natura.
Yoshiroda, autore di diverse pubblicazioni sull’argomento, afferma che il primo documento affidabile ritrovato sul bonsai è una pergamena del 1309, in cui si dice: “apprezzare e trovare piacere in quegli alberi curiosamente piegati nei loro contenitori, significa amare la deformità”.
È proprio questo documento che ha portato gli studiosi a ritenere che il bonsai fosse già diffuso in epoche remote, almeno tra le classi più abbienti, sicuramente prima del 1300.
In Giappone il bonsai riscosse particolare successo prima come ornamento nei templi e nelle dimore dei nobili e poi sempre più nella cultura popolare. Esso, trovando piena rispondenza nella cultura e negli usi locali, si affermò ed acquisì dignità propria, trasformandosi nel bonsai moderno.

 La diffusione del bonsai nel mondo

Quando nel 1850 il Giappone aprì le frontiere al commercio mondiale, i diversi viaggiatori raccontavano al loro ritorno di aver visto piante in miniatura coltivate in piccoli contenitori.
Alla fine del XIX secolo, l’interesse per il Giappone raggiunse all’estero il suo culmine, anche grazie alla partecipazione del Paese del Sol Levante alle più importanti esposizioni internazionali come quella di Londra nel 1862, di Parigi nel 1867 e nel 1900 e di Vienna nel 1873, che favorì il commercio di piante ornamentali di provenienza orientale e l’interesse, fra le migliaia di visitatori, verso questi piccoli alberi in contenitore.
I collezionisti si misero alla ricerca di piante "naturalmente nane".
La crescente domanda di alberi di dimensioni ridotte spinse i giapponesi alla realizzazione di vivai dedicati esclusivamente al bonsai. Furono così introdotte nuove specie e nuove tecniche di coltivazione.
Oggi la tecnica bonsai giapponese ha raggiunto livelli altissimi, tanto che permette di creare veri e propri capolavori.

 Il bonsai oggi

Attualmente l’arte bonsai è diffusa in quasi tutti i paesi e si è sviluppata in modo da conformarsi alle diverse culture e nazioni in cui viene praticata.
In Giappone può capitare che, passeggiando in una zona residenziale, si possano notare bonsai sui davanzali delle finestre o su banchi d’appoggio allestiti davanti all’entrata delle case o dei negozi.
Il bonsai viene spesso presentato nel toko-no-ma, la tipica nicchia espositiva presente nelle case tradizionali giapponesi, utilizzata per l’esposizione di oggetti d’arte.
Il bonsai, in Giappone, si tramanda di padre in figlio, diventando un vero e proprio simbolo della continuità familiare, mentre nel resto del mondo è visto soprattutto come un hobby praticato specialmente dagli uomini, anche se bisogna affermare che l’interesse manifestato dalle donne verso di esso è in continua crescita.
Non molto lontano da Tokyo si trova la città di Omiya, chiamata anche villaggio del bonsai: è qui che si trovano i giardini bonsai più belli e famosi.
In Italia, il primo ad importare questi piccoli alberi fu Luigi Crespi, fondatore della Crespi Bonsai, nel lontano 1979. La sua ambizione non era soltanto quella di diffondere l'interesse per queste bellissime piante, ma anche di far conoscere la cultura orientale in cui la tradizione millenaria del bonsai affonda le sue radici.
Oggi l'interesse verso quest’arte è enormemente aumentato, di pari passo con il crescere dell'esigenza di un rapporto più autentico con l'ambiente in cui viviamo e pare che gli appassionati siano più di 25.000. Per noi occidentali il bonsai ha perso parte del suo significato mistico-religioso, ma offre, comunque, l’occasione di un riavvicinamento alla natura: stimolando la fantasia, guida l’osservatore ad un riflessivo e silenzioso dialogo con la natura stessa, insegnandogli ad amarla e a rispettarla.