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Museo della Merda, orgoglio piacentino!

Il Museo della Merda si trova a Castelbosco in provincia di Piacenza, un concept di riciclo creativo innovativo. Ecco da dove nasce la MERDACOTTA

Perché buttarla se puoi riusarla? Questo il motto dell'imprenditore Gianantonio Locatelli che ha fatto della merda un business nonchè il soggetto di un museo intero. Questo uso linguistico non edulcorato per riferirsi allo sterco è difficile da "digerire"! Ma a dir poco geniale! Effetto shock. Il Museo della Merda si trova a Castelbosco in provincia di Piacenza ma noi lo abbiamo visto ora per la prima volta, con un ritardo di due anni dall'inaugurazione... della serie "meglio tardi che mai"! Possiamo affermare che si tratta di un orgoglio piacentino, vincitore del primo premio del Milano Design Award durante il Salone del Mobile 2016, recensito dalle più importanti testate internazionali. Si tratta di un concept di riciclo creativo assolutamente virtuoso, in poche parole si riutilizza lo scarto dello scarto per produrre oggetti di pregio! La produzione di latte per il Grana Padano produce tonnellate di sterco, che viene utilizzato per produrre energia elettrica attraverso biodigestori, infine il residuo della biodigestione viene usato per produrre concimi biologici e non solo, miscelato con l'argilla viene cotto per creare vasi, piastrelle e oggetti per la tavola. Qui sta l'innovazione vera e propria... la MERDACOTTA! L'ultimo passaggio di un riciclo totale che avvera il desiderio di Gianantonio di avere un processo ecosostenibile.

Noi di questo museo ne abbiamo sentito parlare per la prima volta da Elonora in negozio. Una ragazza carina e raffinata, molto a modo, che ha introdotto l'argomento con cautela, ma quando ha visto il nostro entusiasmo ci ha risposto con un sorriso di trionfo e sollievo. Noi a dire il vero sapevamo di cosa si trattasse perché avevamo incontrato i prodotti in esposizioni prestigiose, l'ultima delle quali pressi Orticolario. Quando finalmente abbiamo avuto la possibilità di saperne di più ne siamo stati naturalmente contenti. La prima volta che ne abbiamo fatto parola con una cliente affezionata, la signora si è sbottonata il cappotto ed è arrossita dall'imbarazzo! I piacentini si sa, sono scettici e refrattari alle novità. Dopo la presentazione abbiamo deciso di andare a toccare la merda "con mano" e scusate il gioco di parole! Il tour è iniziato con uno spettacolo incredibile, la nascita di un vitello, proprio così, davanti a noi è avvenuto il parto. Noi e un'altra decina di visitatori tra cui due bambini, siamo rimasti in silenzio a bocca spalancata ad osservare, come impietriti... è stata un'esperienza straordinaria per noi, a cui abbiamo assistito con riverenza. Tutto il processo parte da loro, gli animali, che dopo la gravidanza producono latte e naturalmente tanto tantissimo letame. Ma come ci insegna De Andrè "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori".

Il museo è una sorta di "wunderkammer" cioè "stanza delle meraviglie", esposizione di mostruosità che diventano bellezza, una rivoluzione estetica. Uomo, Natura, Cultura è il percorso personale di Gianantonio, l'uomo si sottrae all'evoluzione darwiniana con la manipolazione degli elementi naturali per creare ciò di cui necessita. L'arte è un aspetto inatteso da questa visita, noi che ci saremmo aspettati di tutto tranne che un accostamento con l'Arte! Per i curatori del museo l'arte è intesa come metamorfosi, come tentativo di rendere complesso ciò che è infimo e banale, come appunto lo sterco, attraverso un procedimento di decontestualizzazione degli oggetti. Il risultato è un mondo al contrario in cui si ribaltano le convenzioni sociali, come nelle scene del film surrealista "Le fantôme de la liberté" di Luis Buñuel proiettato nella prima sala del museo, in cui i protagonisti si siedono al tavolo sui gabinetti invece che intrattenersi mangiando. La nostra sala preferita è quello dello scarabeo stercorario, simbolo del museo. Lo scarabeo utilizza lo sterco come casa, come rifugio per le uova e come alimento per i suoi piccoli, simbolo sacro dell'antico egitto viene raffigurato in diversi gioielli pervenuti nelle tombe egizie e esposti anche in questo museo. 

Noi siamo da sempre attenti al rapporto con la Natura, una riscoperta autentica che porta a percorsi inaspettati, come quello intrapreso a Castelbosco. Un luogo dove l'ingenio di un imprenditore, ma soprattutto di un artista, ha saputo rivoluzionare la prassi comune, valorizzando ciò che fino ad oggi veniva buttato in discarica come rifiuto e che invece rivive in oggetti di semplice bellezza. Questo esprime anche un rispetto per gli animali, che vivono in questa azienda con estrema dignità, non sono solo involucri vuoti produttori di latte, ma sono esseri viventi che forniscono all'uomo cibo, calore, energia e ora anche oggetti di pregio. Questi oggetti saranno presto in negozio, come portafiori oppure vasi per le nostre piante. Forme semplici, come cubi e cilindri, perchè in questa frontiera del design non conta la forma ma la sostanza. Vi aspettiamo per ammirarli!

a presto, i ragazzi di KaDò flowerdesign