Nel cuore di Piacenza tra passione e profumo!

Ecco l'intervista dei redattori del giornale studentesco l'Acuto a Daniele, ex studente della medesima scuola.

Entrare nel negozio di Daniele Tansini, in un’angolo della vecchia Piacenza, nel cuore del quartiere Roma, significa vivere un’esperienza. Scordatevi il tipico negozio con le composizioni di fiori rigidi e le piante in vasetti di plastica tristi. Qui tutto è profumo, co- lore, vita. E non è un caso se in questo spazio si organizzano cene tra i fiori o laboratori creativi per bambini e appassionati di home decor, né stupisce che Daniele curi un blog, in bilico tra scrittura di costume e curiosità per esperti. Diventare fiorista – o fioraio – dopo un percorso liceale e una laurea, per scelta.

Perché hai deciso di aprire Kadò, diverso dal tradizionale negozio di fiori?

«Cinque anni fa l’ho aperto senza preparazione, mi sono buttato nel nulla. E direi che ogni tanto nella vita si può anche rischiare di buttarsi in una cosa che non si sa fare. Dopo però bisogna fare tanta fatica: i pri- mi due anni è stato un impegno notevole a livello sia mentale sia emotivo e ho imparato sbagliando. Ciò che è rimasto invariato è la passione per i fiori, intesa come passione per la natura e le cose belle, grazie alla quale ho sempre cercato di trovare la novità. Nel tempo questo progetto si è strutturato e ora non sono più solo ma siamo in cinque e tutti apportano qualcosa in più. Adesso abbiamo un metodo con cui facciamo tante cose che cinque anni fa non esistevano».

L’anno scorso avete vinto il “Premio innovazione per il commercio”.

«Questo premio è stato importante per noi perché significa che il nostro lavoro viene riconosciuto anche dall’esterno. Ci è stato assegnato per il programma di workshop tenutosi fra la fine dello scorso anno e i primi mesi del 2017. L’idea di questi laboratori creativi con i fiori è nata abbastanza spontaneamente dall’unione di cervelli, il mio e quelli di tutte le persone che ruotano intorno al negozio, anche i clienti. Sempre con lo sforzo di fare qualcosa che finora non c’è o prendendo ispirazione da chi fa cose innovative nel mondo in tutti i settori».

Quali progetti avete in mente per il futuro?

«Il progetto più recente è quel-lo di creare una community garden presso i giardini Margherita a Piacenza. È una cosa che esiste già nelle grandi città, anche a Milano. Di solito sono zone verdi pubbliche senza un uso collettivo. È un’esigenza che nasce dagli abitanti della zona che rivendicano il diritto di utilizzare quell’area per un uso quotidiano comunitario. I giardini Margherita sono abbandonati da anni e i piacentini non amano entrarci. L’idea è quella di installare un giardino-orto dove si possano piantare fiori e ortaggi. Li potrebbero coltivare i bambini della scuola Alberoni, gli anziani e tutti gli abitanti del quartiere. La conseguenza è che il giardino piano piano tornerà a essere vissuto. Per ora è solo un’idea che stiamo diffondendo e che sta piacendo molto».

Il vostro blog si intitola “Fioristi o fiorai”. Da dove viene questo nome?

«Il nome deriva dalla domanda tormentone che ci sentiamo fare da molti clienti e la risposta ci viene data sempre dai clienti stessi. La loro risposta è che non siamo nessuno dei due perché ci distacchiamo dal negozio tradizionale.

Da chi prendi ispirazione per la tua arte?

«Non mi ispiro a nessun artista in particolare, ma piuttosto al lavoro degli artigiani. Ammiro chi ha la capacità di manipolare le materie prime creando qualcosa con le proprie mani. E non solo in Italia: io sono un appassionato di tappeti persiani per il fatto che dietro si intravede una capacità rara e una lunga tradizione. Quindi ogni volta che io vedo un manufatto, anche nei mercatini dell’usato, dietro al quale si percepisce una persona che ha saputo crearlo ne traggo ispirazione. Per me l’arte è questa».

Le chiavi del futuro...

Divertirsi sempre; essere sempre curiosi e creativi; buttarsi nelle nuove esperienza; Portare a termine ciò che si è iniziato; capire e sfruttare il prprio talento; Viaggiare e conoscere nuove persone; Non farsi fermare dalle difficoltà

Tu nei panni di noi attuali studenti del liceo Gioia...

Ho frequentato il liceo Gioia ormai 12 anni fa, all'inizio è stata dura perchè l'impostazione della scuola è impegnativa. Sono addirittura arrivato a pensare di cambiare indirizzo di studi ma con un po' di perseveranza e l'aiuto dei miei famigliari sono riuscito a portare a termine il percorso. Ho avuto validi insegnanti che mi hanno trasmesso nozioni utili anche nella vita universitaria e lavorativa.

 

Chiara Belfort e William Rancati (redattori del giornale del Liceo Gioia “L’Acuto”)

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